{"id":2104,"date":"2026-02-23T16:19:49","date_gmt":"2026-02-23T16:19:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.lacasanelparcogenova.it\/?p=2104"},"modified":"2026-02-24T08:55:10","modified_gmt":"2026-02-24T08:55:10","slug":"ma-perche-hanno-costruito-li","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.lacasanelparcogenova.it\/index.php\/2026\/02\/23\/ma-perche-hanno-costruito-li\/","title":{"rendered":"&#8220;Ma perch\u00e9 hanno costruito l\u00ec?&#8221;"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>di Guido Bagni<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Siamo nel Parco Gavoglio, con il naso per aria e la testa piena di pensieri. Guardiamo i massi giganteschi e la frana che ha travolto un\u2019area del parco, fortunatamente chiusa. Poi giriamo la testa e vediamo, con una consapevolezza diversa, gli edifici altissimi che tappezzano le colline della valle del Lagaccio e la domanda che ci facciamo \u00e8: <strong>&#8220;ma perch\u00e9 diavolo sono stati costruiti condomini cos\u00ec alti e cos\u00ec attaccati gli uni agli altri?\u201d.<\/strong> Le risposte che si leggono dai commentatori di pancia sui social sono letture semplicistiche, che attribuiscono tutto a speculazioni edilizie o a responsabilit\u00e0 politiche pi\u00f9 o meno datate.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-left wp-block-paragraph\">Ma la realt\u00e0 \u00e8 pi\u00f9 complessa di cos\u00ec. \u00c8 lo stesso clima che Calvino descriveva nel 1957 nel racconto&nbsp;<em>La speculazione edilizia<\/em>, ambientato proprio nella Liguria del boom, dove la corsa a costruire diventa la metafora di un\u2019Italia convinta che il futuro fosse fatto di cemento e crescita infinita. Era una stagione che Calvino descriveva come <strong>\u201cun\u2019epoca di bassa marea morale\u201d<\/strong>, e che oggi ci aiuta a capire il contesto in cui nacquero molte scelte urbanistiche di quegli anni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per comprenderla davvero, vale la pena tornare all\u2019idea di citt\u00e0, alle decisioni di pianificazione urbana e ai processi che hanno modellato il nostro territorio, e che oggi mostrano tutti i loro limiti. Mi tornano alla mente le lezioni di urbanistica di quel grande professore che fu Bruno Gabrielli e penso che potrebbe essere utile condividerne un pezzetto.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Cos\u2019\u00e8 un Piano Regolatore Generale<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel <strong>1942<\/strong>, con la legge urbanistica nazionale, il <strong>Piano Regolatore Generale<\/strong> venne definito come <strong>lo strumento obbligatorio attraverso cui i Comuni dovevano disciplinare l\u2019uso del territorio<\/strong>. Quello che allora era un impianto centrato sul PRG si \u00e8 progressivamente evoluto in un sistema pi\u00f9 articolato di strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale. Il PRG era commissionato dalle amministrazioni locali ma approvato dall\u2019autorit\u00e0 statale e diceva come, cosa e quanto si poteva costruire nel territorio. Prevedeva la <strong>divisione della citt\u00e0 in zone<\/strong> (residenziale, industriale, servizi, verde\u2026) assegnando a ciascuna un <strong>indice di fabbricabilit\u00e0<\/strong> uniforme. Senza entrare troppo nello specifico delle numerose variabili di questo indice, possiamo semplificare all\u2019estremo e spiegarlo cos\u00ec: si tratta di <strong>un numero che indica il volume massimo edificabile per ogni metro quadrato di superficie.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Facciamo un esempio che ci verr\u00e0 utile pi\u00f9 tardi. Se consideriamo un <strong>indice di fabbricabilit\u00e0 territoriale <\/strong>pari a 3, su un&#8217;area<\/em> <em>pianeggiante di 2000 m<sup>2<\/sup>, di cui 1800 edificabili, otteniamo un volume complessivo che pu\u00f2 tradursi, ad esempio, in <strong>un edificio di 3 piani che occuper\u00e0 meno della met\u00e0 della superficie del lotto<\/strong>, con spazio per vie d\u2019accesso, aree comuni, verde, eccetera.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avendo pi\u00f9 chiaro questo punto fondamentale, andiamo ad analizzare il primo Piano Regolatore di Genova.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il 1959<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Genova usc\u00ec gravemente danneggiata dalla Seconda Guerra Mondiale e, nel processo di ricostruzione avviato gi\u00e0 nel 1945, nel 1954 fu inserita tra le citt\u00e0 <strong>obbligate per legge ad adottare un PRG<\/strong>. Questo venne commissionato dalla giunta Pertusio nel 1957 e portato a Roma per l\u2019approvazione nel 1959.<br><br>In quegli anni, nel <strong>pieno boom economico<\/strong>, la visione per il futuro di Genova era molto ambiziosa: tra industria pesante e porto, inserita insieme a Torino e Milano in quello che veniva chiamato \u201ctriangolo industriale\u201d,<strong>i tecnici che elaborarono il PRG avevano previsto uno sviluppo costante anche in termini demografici, prevedendo una crescita fino a oltre un milione di abitanti<\/strong>, contro i seicentomila dell\u2019epoca. Era un\u2019analisi coerente con il clima culturale di quegli anni: l\u2019industria e il porto, effettivamente, crescevano. Cos\u00ec come la popolazione, grazie anche a una forte immigrazione dalle regioni del sud Italia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma dove si mettono tutti questi nuovi genovesi in una citt\u00e0 che ha case per poco pi\u00f9 della met\u00e0? I tecnici presero le planimetrie del territorio e, facendo i conti, assegnarono per il tessuto residenziale indici di fabbricabilit\u00e0 territoriale (IFT) ovunque ci fosse spazio, sacrificando servizi e verde che, di fatto, erano insufficienti anche per la popolazione gi\u00e0 esistente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I<strong>l primo problema \u00e8 che i conti erano sbagliati<\/strong>: sommando tutti gli indici assegnati, se si fosse costruito su ogni lotto consentito, Genova avrebbe avuto <em>case per oltre due milioni di cittadini!<\/em>&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il secondo problema, che sottovalutarono, \u00e8 il fatto che l\u2019IFT <strong>funziona benissimo per territori pianeggianti, ma molto meno per quelli collinari.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Torniamo all\u2019esempio di prima: se ho la stessa situazione \u2013 area di 2000 m<sup>2<\/sup>&nbsp;e IFT pari a 3 \u2013 ma ho una superficie edificabile di 600 m<sup>2<\/sup>&nbsp;perch\u00e9 il resto del lotto \u00e8 una scarpata ripidissima, <strong>l\u2019edificio che posso costruire sar\u00e0 di 12 piani invece di 3 e, attorno, non avr\u00f2 spazi vivibili ma muri di contenimento, vie d\u2019accesso anguste e pochissimi parcheggi.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aggiungiamo il fatto che, sempre per la visione di citt\u00e0 dell\u2019epoca, i tecnici si muovevano dentro un clima segnato dall\u2019espansione dell\u2019industria automobilistica e dal successo delle prime utilitarie, che spingevano a immaginare una citt\u00e0 costruita attorno al trasporto privato. <strong>Il PRG venne quindi pensato soprattutto per quest&#8217;ultimo<\/strong>, penalizzando i nuovi insediamenti abitativi che in molti casi diventavano <strong>fisicamente irraggiungibili dai mezzi pubblici<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Vi viene in mente qualche quartiere in particolare?<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>I problemi<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con l\u2019approvazione ministeriale del Piano Regolatore Generale, durante il secondo governo Segni nel 1959, Genova si trov\u00f2 con <strong>un quadro normativo che rendeva edificabili molte aree collinari fino ad allora inutilizzate o adibite a piccola agricoltura<\/strong>. I lotti avevano costi contenuti e, in un contesto di forte domanda abitativa, <strong>iniziarono a sorgere edifici alti costruiti su porzioni di terreno spesso limitate e sostenute da muri di contenimento in cemento armato.<\/strong> Lo sviluppo avvenne in modo <strong>disomogeneo, a macchia di leopardo:<\/strong> il piano applicava criteri uniformi a un territorio estremamente vasto e complesso, e questo rendeva difficile prevedere in quali aree le nuove costruzioni sarebbero risultate effettivamente realizzabili.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Molte infrastrutture previste (fortunatamente) non videro la luce. Altre, una volta costruite, si rivelarono poco adatte alla morfologia genovese. <strong>Lo schema di sviluppo immaginato all\u2019epoca non era ancora nato ed era gi\u00e0 vecchio<\/strong>, mostrando velocemente tutti i suoi limiti: in Europa si stavano affermando modelli urbani pi\u00f9 attenti alla qualit\u00e0 della vita, mentre le previsioni di crescita demografica e industriale non si realizzavano ai ritmi attesi e, nel decennio successivo, avrebbero iniziato addirittura a invertire la tendenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando l\u2019amministrazione si rese conto che il piano non stava funzionando e che <strong>molte delle sue previsioni erano semplicemente inattuabili<\/strong>, cerc\u00f2 di correre ai ripari. Vennero chiamati a Genova gli architetti <strong>Giuseppe Samon\u00e0<\/strong> e <strong>Giovanni Astengo<\/strong>, insieme ai loro collaboratori pi\u00f9 fidati: una squadra che rappresentava, di fatto, il meglio dell\u2019urbanistica italiana dell\u2019epoca. Alla <strong>Commissione Astengo<\/strong> venne affidato il compito di rimettere mano al Piano Regolatore. Il loro lavoro produsse analisi e indicazioni preziose, che influenzarono profondamente la pianificazione successiva. Ma, nell\u2019immediato, la portata degli interventi necessari, i costi elevati e l\u2019instabilit\u00e0 politica di quegli anni, resero impossibile una revisione completa. Cos\u00ec, tra difficolt\u00e0 economiche e cambi di priorit\u00e0, la Commissione venne sciolta.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>La situazione attuale<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ora che abbiamo ricostruito con maggiore chiarezza le origini e le responsabilit\u00e0 delle criticit\u00e0 che hanno segnato il nostro territorio, possiamo provare a trarre <strong>alcune conclusioni<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel corso degli anni Genova \u00e8 stata ampiamente edificata, nel rispetto delle previsioni del piano regolatore allora vigente. Il problema \u00e8 che <strong>era un piano fatto male<\/strong>. <em>Non si tratta di ipotetiche trame speculative, quindi, ma di scelte urbanistiche formalmente legittime, che hanno consentito a molti privati di costruire su aree considerate edificabili, anche se con ripercussioni enormi sul territorio e sulla qualit\u00e0 della vita.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una parte di queste costruzioni insiste su versanti ripidi, che richiedono <strong>opere di sostegno e una manutenzione costante<\/strong>. Nel tempo, l\u2019azione delle piogge ha inciso su terreni gi\u00e0 delicati. I muri di contenimento che garantiscono la stabilit\u00e0 di molti edifici <strong>sono spesso di propriet\u00e0 privata o condominiale<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il caso del palazzo evacuato in questi giorni \u00e8 emblematico. Il cedimento di un muro di contenimento ha reso necessario lo sgombero per garantire la sicurezza delle persone.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Parliamo di una struttura condominiale: come spesso accade in questi contesti, le decisioni richiedono tempo, accordi tra molti soggetti e risorse che non sempre sono subito disponibili e, a volte, non riescono a coincidere con l\u2019urgenza delle situazioni. \u00c8 una <strong>situazione complessa<\/strong>, che oggi si intreccia con la preoccupazione di chi ha dovuto lasciare la propria casa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo episodio mette in luce un aspetto pi\u00f9 generale: <strong>una parte importante del nostro patrimonio edilizio si trova su terreni che hanno bisogno di manutenzione costante e di opere di sostegno che devono essere curate nel tempo<\/strong>. Quando questi interventi non riescono a essere programmati o realizzati con continuit\u00e0 \u2014 per motivi economici, organizzativi o semplicemente per la difficolt\u00e0 di decidere insieme \u2014 il rischio non riguarda solo un singolo edificio, ma pu\u00f2 coinvolgere l\u2019equilibrio di un\u2019intera area.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 proprio in questo punto di contatto tra propriet\u00e0 privata e interesse collettivo che emerge una sfida delicata. <strong>Il territorio funziona come un sistema unico, anche quando le responsabilit\u00e0 sono distribuite tra molti soggetti<\/strong>. Riconoscere questa realt\u00e0 significa guardare al problema nella sua <strong>dimensione pi\u00f9 ampia: quella della prevenzione, della cura e della manutenzione continua<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In fondo, la sicurezza di un territorio non dipende solo dalle scelte pubbliche o dai piani urbanistici del passato, ma anche dalla <strong>capacit\u00e0 quotidiana \u2014 individuale e collettiva \u2014 di prendersi cura di ci\u00f2 che gi\u00e0 esiste<\/strong>. \u00c8 su questo terreno, silenzioso e poco visibile, che si costruisce o si indebolisce la solidit\u00e0 di una comunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right wp-block-paragraph\"><em>Si ringraziano gli architetti Claudio Colla e Alessandro Ravera per aver vigilato sulla correttezza delle informazioni tecniche qui riportate<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Per capire perch\u00e9 Genova \u00e8 cos\u00ec, bisogna tornare alle decisioni prese settant\u2019anni fa: un racconto di citt\u00e0, di piani sbagliati e di eredit\u00e0 che pesano ancora.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2105,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"om_disable_all_campaigns":false,"_monsterinsights_skip_tracking":false,"_uf_show_specific_survey":0,"_uf_disable_surveys":false,"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-2104","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-uncategorized"],"aioseo_notices":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.lacasanelparcogenova.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2104","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.lacasanelparcogenova.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.lacasanelparcogenova.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lacasanelparcogenova.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lacasanelparcogenova.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2104"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.lacasanelparcogenova.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2104\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2115,"href":"https:\/\/www.lacasanelparcogenova.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2104\/revisions\/2115"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lacasanelparcogenova.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2105"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.lacasanelparcogenova.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2104"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lacasanelparcogenova.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2104"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.lacasanelparcogenova.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2104"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}